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“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io.
Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate.
Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io
.”
Luigi Pirandello

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E' iniziato così il diario di bordo, e da allora ne sono passati 107 di giorni, ognuno dei quali è stato una riscoperta di sensazioni dimenticate. Sono stati giorni intensi, carichi di emozioni talvolta difficili da gestire. Il diario prosegue raccontando il "d.c. -dopo carcere-", perchè l'uscita dal carcere non coincide mai con l'uscita dalla pena.

claudio

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“Farcela”  Sentirsi felici per qualcuno non è roba da tutti i giorni. E a voler essere sinceri, nemmeno roba da tutti. Specie di questi tempi, dove la gara a chi ha più visibilità, seguaci e contatti è spietata, quotidianamente combattuta su diversi campi di battaglia. Una moderna - e diciamolo, meno virtuosa - lotta per la sopravvivenza che coinvolge più o meno tutti, trasversalmente. Perché a causa di quell’eterno paragone con gli altri che spesso sfocia in misere forme di autoesaltazione utili a gonfiare il proprio ego, provare gioia nel vedere qualcuno che “ce la fa”, è diventato un esercizio complicatissimo, quasi contro natura. La nuova natura. Merce rara insomma, nascosta negli strati di una società che misura la sua grandezza in relazione allo status d’immagine individuale. Ecco perché occorre precisare subito che per “farcela”, non si intendono riconoscimenti personali, finire sulla bocca di tutti come un tozzo di pane o avere migliaia di follower che riempiono di “mi piace” i tuoi canali social. “Farcela”, significa anche, se non soprattutto, risollevarsi dopo cadute dolorose, che lasciano segni indelebili e invisibili, perché profondissimi. Significa dominare gli istinti con la forza di volontà. Significa vedere un orizzonte anche dal buco di una serratura. Rieccoci, dopo una lunga premessa, di nuovo in carcere. Ed è incredibile come proprio qui, proprio nella desolazione di questo non luogo, trovare solidarietà e felicità per quelli che ce la fanno è sì roba da tutti i giorni. Curioso come all’inferno possano valere principi religiosi come fratellanza e misericordia, vissuti però in forma laica e libera, - già, almeno i principi sì. Ecco, io il carcere non l’ho mai vissuto, l’ho solo sfiorato, ci ho camminato a fianco come si fa sulla riva di un fiume con acque burrascose, immergendo un piede per avere un piccolo contatto e ritraendolo subito. Ma osservandolo così da vicino, ho potuto assistere da una posizione privilegiata all’impresa di uscire da quelle acque tutto intero, con la sola forza della propria mente e del proprio cuore, una persona speciale. Questo editoriale doveva parlare dell’ennesimo, ricco e interessante numero di VoceLibera, doveva trattare di lavoro e formazione in carcere, argomenti sviscerati lungo le pagine che seguono e che toccano, come al solito, punti cardine dell’universo galeotto. Ma proprio qualche istante prima di battere le prime lettere a computer, ho deciso di scrivere di quella persona speciale che oggi, dopo due anni di lavoro prezioso e di alto livello per questo magazine, può continuare a scrivere di questo mondo guardandolo da fuori. Destino che auguro a tutti i nostri, bravi redattori. L’altro mondo, quello fuori si è già accorto di lui. Questo, caro Claudio, mi rende felice, felice per te.

Federico Corona 

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